Scrittura creativa

Poesie per Patrick Zaki di cle.crocco


a.s. 2019-20

FIGARO 

Il re dell’Egitto è Figaro, un gatto che vuole che tutto ciò che appartiene all’Egitto (sarcofagi, mummie…) venga riportato lì. Allora si informa e ha saputo che le cose più importanti stanno al Musèe du Louvre (Francia) e una cosa che lui vuole avere tutta per sé e va matto è il busto di Nefertiti che si trova a Berlino.Il re della Francia è un  cane, si chiama Lampo ed è molto forte e dopo essere stato tormentato dal re dell’Egitto, gli ha risposto più volte di no. Perché costava molto trasferire tutti quei reperti in aereo e alla temperatura adatta.Anche il re della Germania, una volpe di nome Rocco, aveva detto la stessa cosa, ma Figaro non voleva farsene una ragione e allora decide di mettere in atto un furto, rubando quelle due cose che non si sarebbero distrutte anche se non tenute ad una certa temperatura: la collana di Cleopatra (l’antica regina d’Egitto) ed il tesoro che stava nella piramide, delle piccole statuine che si trovano in ogni sarcofago (e servivano a fare da servi nell’aldilà ai faraoni) che si chiamano ushabti. Iniziò così un lungo viaggio verso la Francia per recuperare la collana di Cleopatra. Andò nel Musèe du Louvre e restò nascosto fino alla chiusura e allora fece un buco nel vetro con un macchinario e prese la collana. Dopo trenta secondi scattò l’allarme, ma lui era già uscito scassinando la porta. Dopo andò in Germania e fece la stessa cosa. Ritornò in Egitto col bottino e lo rinchiuse nella piramide di Cheope.

Di quei furti, Rocco e Lampo sospettarono di lui.

Allora Rocco (il più furbo) si traveste da servo e va in Egitto e scopre dove aveva nascosto il tesoro, però c’era un problema. Il problema era: gli antichi egizi costruivano le piramidi piene zeppe di trappole e visto che Figaro pensava solo a sé non le aveva tolte. Adesso toccava a loro evitare tutte le trappole. La volpe Rocco allora pensò di scavare un tunnel sotterraneo e lo fece, ma si ritrovarono dieci metri prima della sala dove Figaro teneva tutto quello che aveva rubato. C’erano dei muri che il cane Lampo (re della Germania) sfondò in poco tempo. Ma un secondo dopo i muri ritornavano come  prima. Allora scavarono un altro tunnel che li portò davanti alla porta della sala del trono. La porta si aprì da sola e allora Rocco e Lampo dissero che era stato fatto tutto apposta da re Figaro. Quando la porta si spalancò videro una sala piena di gioielli e chiamarono subito la polizia e fecero arrestare Figaro.

La polizia espose tutto al museo del Cairo (Egitto) e scoprirono che Figaro per entrare aveva scavato un tunnel verticale che partiva dalla punta della piramide di Cheope. Ma i misteri non erano ancora finiti, c’erano molti altri gioielli che la polizia portò al museo. Ma la cosa più strana è che non erano stati nascosti da lui ma dai suoi antenati. Ecco anche perché (grazie a questo tunnel) la piramide di Cheope ha la punta bianca: perché Figaro ha sostituito la punta vera con una bianca.

La punta vera non si sa dov’è, ma sono sicura che Rocco e Lampo lo scopriranno presto!                                                                                                                         

 Sedia Michelle

Classe 1C

Riflessioni ai tempi del coronavirus

classe 3 M

“Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza,

anche quando l’oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.

Bob Dylan

Questa bellissima frase di Bob Dylan mi riporta con il cuore e con la mente a questi giorni che stiamo vivendo; una pandemia che ci ha sconvolto la vita e la routine quotidiana. Sembra proprio che rappresenti la condizione attuale,  in questo momento, nonostante questa pandemia, che ha completamente stravolto il nostro stile di vita, continuiamo a lottare e a non arrenderci. Ci sono persone che cantano dai balconi anche per tenersi compagnia e forse l’Italia per la prima  volta è unita contro un nemico comune, non ci sono più distinzioni tra nord e  sud e questo mi fa sorridere e pensare positivo.

Forse fermarci a riflettere è uno degli aspetti positivi della tragedia che stiamo vivendo. Ho imparato ad apprezzare di più le piccole cose, un messaggio, una chiamata, una videochiamata, che prima erano scontate, ora sono importanti per mantenere i rapporti umani. Hanno un sapore diverso il tempo trascorso in famiglia, una passeggiata nel mio giardino, un tramonto perché forse prima non mi soffermavo abbastanza a guardarlo, le mie amicizie che sono sempre con me, nonostante la lontananza e il non vederci.

Specialmente noi ragazzi siamo soliti salutarci con abbracci e baci e chissà quando potremmo di nuovo manifestare il nostro affetto in questo modo. Forse quando tutto sarà passato, un abbraccio, una stretta di mano saranno più veri e avranno un valore più profondo.

Questo è il mio oblò della speranza e anche quando il cielo non vorrà essere azzurro non ci dimentichiamo mai di che dono inestimabile sia la vita.

Felicia Aliperti

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La frase di Bob Dylan ci ricorda che il futuro siamo noi giovani e che non dobbiamo abbatterci per tenere viva la speranza. Purtroppo, a volte, è proprio la speranza a venire meno; in alcuni momenti della giornata in cui non ho nulla da fare penso a come è cambiata, in pochissimo tempo, la mia vita: poco più di un mese fa uscivo con i miei amici, andavo a scuola, passavo del tempo con i miei familiari, mi allenavo in palestra ecc. ed ora non posso nemmeno uscire di casa.

Restare a casa ha anche degli aspetti positivi come quello di poter stare di più con la mia famiglia, in particolare con mio padre (dato che non lo vedo sempre perché quando sono a casa lui spesso è al lavoro) oppure quello di poter dedicare più tempo a me stesso e ai miei hobby tra cui la lettura, che mi permette di viaggiare con la fantasia in mondi fantastici e bellissimi e lì riesco a staccarmi da tutto per immedesimarmi nei personaggi dei libri che ci insegnano importantissimi valori, l’audacia dei cavalieri, ad esempio, ci fa affrontare con coraggio e ottimismo questo momento. Dedico tempo, che prima non avevo, ai giochi di prestigio e al disegno che mi permette di rappresentare su carta tutto quello che voglio grazie all’immaginazione.

Insomma, ripensandoci, questa quarantena, per chi ha la fortuna di avere una casa accogliente e la possibilità di non dover rinunciare ad alcune comodità, non è poi così dura come si crede se si sanno cogliere e apprezzare gli aspetti positivi e non pensare negativamente e, come diceva Bob Dylan, tenere aperto l’oblò della speranza!

Coti Mattia

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Man mano che passano le settimane, ci stiamo abituando ad una vita che nessuno avrebbe mai pensato di vivere: tutti in casa, uscite vietate se non per casi di estrema necessità, famiglie distrutte dalla perdita di una persona cara e la paura di poter essere tra i contagiati. Il Coronavirus è diventato una minaccia globale, costringendo tutti a cambiare, è una situazione che ti stravolge la vita.

Il virus ci ha cambiato dentro e fuori. Tornare alla vita quotidiana sarà difficile ma con il tempo si potrà fare. Ritornare quelli di prima sarà impossibile ma sarà importante fare tesoro di ciò che abbiamo imparato, del valore che abbiamo dato alle piccole cose e dell’importanza di alcune ricchezze che in questo periodo si sono rivelate fondamentali per andare avanti. E proprio per andare avanti c’è bisogno della speranza, come ci suggerisce Bob Dylan “tenere aperto l’oblò della speranza” nonostante tutto ciò che ci sta succedendo, la speranza è uno stato d’animo che accompagna ogni momento della nostra vita, anche nelle piccole cose, come un compito in classe, o la speranza che ciò che ami non finisca mai.

Dalia Ludovica

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Le immagini delle città fantasma che fino a qualche giorno fa erano assalite dalla frenesia di persone, macchine, suoni, rumori, diventano insolite, angosciose, quasi irreali come  film di fantascienza. In questo mare tempestoso, anzi come dice il cantautore Bob Dylan “quando l’oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro,” è necessario “tenere aperto l’oblò della speranza”. La speranza è un sentimento che invade soprattutto i cuori di noi giovani perché guardiamo al futuro e abbiamo voglia di crescere, di fare tutto da soli.

Speranza significa essere positivi per poter rialzarsi e continuare a fare meglio più di prima. Da questo isolamento abbiamo imparato a dare grande valore alla vita, che deve essere vissuta non con superficialità ma con tenacia in tutto quello che facciamo.

Speranza vuol dire anche saper riorganizzarsi, ideare nuove attività lavorative, pensiamo a tutte quelle imprese che davano lavoro a tante persone e ora chiuse per questa emergenza.

Speranza vuol dire quindi non pretendere gli eccessi ma anche accontentarsi di ciò che si possiede perché le sofferenze umane come la morte, la fame, le epidemie, non sono più così lontane, ma le abbiamo toccate anche noi con le nostre mani.

Antonio Pio Di Palma

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Come dice Bob Dylan anche quando l’oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro dobbiamo sempre tenere aperto l’oblò della speranza. Non ci dobbiamo arrendere perché tutto questo un giorno finirà. I sogni, i progetti, le buone intenzioni e soprattutto le speranze sono e saranno sempre il motore di questo mondo che non si arrende davanti alle difficoltà, anzi viene alimentato come un fuoco da tutte queste aspettative.

Gennaro Manganiello

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Bob Dylan, cantautore, compositore, musicista e poeta statunitense si è imposto come una delle figure più importanti a livello mondiale sia nel campo della musica sia della letteratura. Non conoscevo Bob Dylan, ammetto la mia ignoranza , la sua musica e i suoi testi sono troppo distanti dai miei gusti musicali ma  grazie a questa citazione, ho imparato a conoscerlo e il suo modo di scrivere mi affascina enormemente.

Questa sua citazione sembra scritta proprio per questo orribile momento storico che stiamo vivendo a causa del Coronavirus.

Non avrei mai immaginato, nemmeno negli incubi più brutti, di dover vivere e vedere tutto ciò che sta accadendo intorno a me. Il dolore, l'impotenza, la frustrazione, l’angoscia... li avevo percepiti, sentiti da lontano, qualcuno di loro mi aveva sfiorato ma mai colpito così profondamente, forse la mia giovane età oppure l'incoscienza della stessa, mi avevano salvato.

La gioia di rimanere qualche giorno a casa senza scuola è diventato un dolore quasi insopportabile. La morte è ovunque, ci circonda, ci soffoca, temiamo per le nostre vite e per quelle dei nostri cari.

In pochissimo tempo la normalità è stata spazzata via, siamo stati isolati, rinchiusi in casa, vietati gli abbracci, i baci, le uscite, le Messe, tutto ciò che ci sembrava scontato è stato annullato. Il tempo ... le giornate... sono state avvolte da uno strano ed inquietante silenzio,  un silenzio che mi obbliga a pensare, a riflettere sul dolore, sul senso della vita e della morte e questo non è normale, perché a tredici anni, la  paranoia, le domande esistenziali  non ci devono ancora essere.

La speranza... una parola che adesso assume un altro valore, prima probabilmente non l'avrei mai usata, adesso invece, è l'unica cosa che mi rimane, che ci rimane. Avere speranza non è una prerogativa solo dei giovani ma di tutti, non averne equivale a morire. Mai come adesso "l'oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro. Quando tutto questo sarà finito, ognuno di noi, sono sicuro, non sarà più lo stesso, vedere la morte così da vicino ti cambia profondamente.

Spero che ognuno di noi possa cambiare e diventare migliore, essere più consapevole, mettendo da parte le banalità, le sciocchezze. Sono sempre più convinto, e mai come oggi, che il mio destino è la medicina, non per il vile denaro, ma per aiutare gli altri. Sono i medici, gli infermieri gli unici veri Eroi di questi giorni, guerrieri senza armi, armatura pronti a sacrificarsi per gli altri. Nel mio oblò vedo questo!

Vedo un mondo ferito, ma che presto guarirà e sarà più bello di prima!

Vedo esseri umani più consapevoli e solidali!

Vedo un mondo migliore perché dopo tutto questo, dopo che il mondo intero è stato messo in ginocchio, si può solo migliorare!

In questo momento dobbiamo riscoprire e dare il giusto valore alle persone e alle cose e tutto sarà più bello di prima, tutto sarà bellissimo!

Matteo Passero

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Bisogna tenere aperto l’oblò della speranza, anche nei momenti più bui, le parole del cantautore hanno un significato profondo che forse noi giovani capiamo tardi, il messaggio è che non bisogna darsi per vinti, combattere ora, senza esitare e non quando giovani non lo saremo più.

Oggi viviamo una situazione traumatica, molte persone perdono la vita, medici e infermieri stanno lottando uniti in prima linea contro un virus aggressivo.

Speranza e obiettivi futuri devono trovarsi in ciascuno di noi, fiduciosi nella scienza e nella ricerca di un vaccino che possa cambiare un destino che sembra essere ostile.

Non mancano gesti di solidarietà e condivisione, ma anche se la meta sembra ancora lontana, la strada sembra essere quella giusta e presto usciremo da questa tempesta che ci ha travolto.

Non dobbiamo farci sopraffare dalla paura, ciascuno di noi dovrà impegnarsi ancor più di prima e sicuramente compatti attraverseremo le nuvole.

Sarei voluto andare in gita quest’anno, scattare foto e fare le ultime bravate con i miei compagni dell’ultimo anno, ma questa sciagura mi ha rubato un pezzo di vita.

Non sono triste però, i miei sogni sono solo rimandati, in fondo la fortuna di essere giovani è proprio questa, la vita è tutta davanti a noi.

Agostino Pierno

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Questa frase di Bob Dylan mi colpisce molto, soprattutto in questo periodo di grande angoscia che stiamo vivendo tutti.

Penso che in questo momento storico, una delle cose migliori da fare è quella, come citato nella frase del noto cantante, di mantenere aperto l’oblò della speranza poiché essa deve essere sempre l’ultima a morire, nei momenti peggiori, infatti, bisogna sempre essere positivi e rimanere sereni.

All’inizio tutto questo mi sembrava normale e i giorni passavano naturalmente come se fosse una vacanza; man mano che questa “vacanza” si prolungava, ho iniziato a realizzare: tutto ad un tratto il tempo si era fermato.

Io mi reputo un ragazzo fortunato poiché avendo una casa grande, ogni membro della famiglia ha uno spazio per studiare e/o lavorare e, grazie alla tecnologia, posso rimanere in contatto con familiari e amici.

Certo, non posso dire che non mi manchino gli abbracci e i baci di mia nonna e mia zia, le strette di mano dei miei amici più cari, che non possono certamente essere compensati dalle videochiamate.

Anche se certamente dopo questa pandemia nella mia mente non rimarranno impresse solo situazioni positive, ma anche (e forse soprattutto) negative, rifletto su una cosa: ci può essere felicità davanti a qualcosa di bello se non si sperimenta qualcosa di brutto?

Carlo Santorelli

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E’ ormai passato quasi un mese da quando il primo Ministro Giuseppe Conte ha dichiarato il lockdown (confinamento), era il 9 marzo 2020.

Da un giorno all’altro tutto ciò che normalmente facevo nei giorni precedenti non si poteva più fare. Andare a scuola, incontrare gli amici, fare sport insieme agli altri, e tanto altro non era più possibile! Una misura certamente necessaria, però molto dura.

Il mondo con cui interagivo è rimasto fuori dalla mia casa, ed ora lo posso osservare solo attraverso la mia finestra e dalla rete.  E’ cambiato da un giorno all’altro il modo di incontrarsi.

Dopo quasi un mese la paura è lì, in sottofondo e ho l’impressione di vivere in una bolla sospesa nel tempo e non capisco fino in fondo la preoccupazione dei miei genitori per quando finiranno i nostri “domiciliari”.

Io invece desidero uscire e VOGLIO credere che TUTTO ANDRA’ BENE.

E’ forse questo il mio oblò della speranza?

Tra tante notizie tristi ed umori neri, ci sono delle parole che fanno riflettere e che “alimentano”  la speranza, come quella del Papa nella preghiera di Venerdì 27 marzo:

“Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?»”.

L’immagine usata da Bob Dylan richiama fortemente l’immagine dei Vangelo (la barca, la tempesta) e si adatta al momento che stiamo vivendo.

I giovani però sono forti ed hanno capacità di guardare al futuro, ma il loro sguardo deve essere attento e non superficiale.

E’ importante aspettare pazienti che “ ritorni”  il cielo azzurro, anche per aiutare chi è più vicino a non disperare.

In particolare la frase di Dylan dà ai giovani un motivo in più per non perdere mai la speranza anche nelle difficoltà: loro a differenza degli anziani hanno la forza per lottare e non arrendersi mai, ma soprattutto hanno diritto a provare e godere delle stesse esperienze e cose belle che le precedenti generazioni hanno già provato.

Colomba Maria Sofia Viscardi

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La frase di Bob Dylan “Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando l’oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro” sembra essere adatta al periodo che noi giovani stiamo vivendo in questi giorni.

Fino a circa un mese fa l’oceano era calmo e il cielo azzurro, poi all’improvviso è arrivata una tempesta!  Per me è come se la vita si fosse fermata in quel momento. Mi sembra di vivere in un brutto sogno ma tutte le mattine svegliandomi, mi rendo conto che non si tratta di un sogno, ma di una triste realtà. Mai avrei pensato che nel 2020 una società così evoluta dal punto di vista scientifico e tecnologico come la nostra, sarebbe stata messa in ginocchio da un microrganismo come il Covid-19. La mia vita, così come quella di tantissimi altri ragazzi, è cambiata completamente. Tutti siamo obbligati a restare a casa, a non avere contatti con nessuno e noi studenti utilizziamo la didattica a distanza, la quale pur essendo utile per andare avanti con il programma, non può essere mai paragonata alle lezioni fatte in classe dove c’è un contatto diretto con gli amici e con i professori.

Io mi ritengo fortunato, perché sto vivendo questo momento, grazie anche al supporto della mia famiglia, in tutta serenità e tranquillità. Ci sono però, momenti nei quali mi assale la paura e la preoccupazione, soprattutto quando vedo e ascolto per televisione cosa sta accadendo nel mondo; migliaia di persone che muoiono, altre che lottano tra la vita e la morte e infermieri e dottori che rischiano la loro vita per salvare quella del prossimo.

Però, come dice Bob Dylan, noi giovani abbiamo un dono, quello di tenere sempre aperto l’oblò della speranza e di cercare la luce anche nei momenti più bui. Noi, anche se non sembra, siamo una generazione forte, troviamo sempre il modo per risollevarci, troviamo il coraggio per ricominciare perché noi crediamo in un futuro migliore nel quale abbiamo sogni e progetti da realizzare. Nessuno può fermarci, noi vediamo sempre positivo, e anche se questo periodo oscuro durerà ancora per molto, io come Bob Dylan, voglio tenere sempre aperto l’oblò della speranza e pensare che presto questa tempesta finirà e il cielo, stanco di essere nero, ritornerà ad essere azzurro.

Raffaele Vitale

 a.s. 2018-19





 

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